Il sigillo episcopale
Sua Eccellenza ReverendissimaGarland F. Byers, Jr., J.D., D.D.
Vescovo per le Nazioni, per mandato apostolico
Il sigillo è il segno personale del Vescovo. Esso è apposto sulle sue lettere, sui suoi scritti e sui suoi documenti, e sta in capo a questo ministero del Vangelo per mezzo della parola scritta.
Un sigillo proprio appartiene da lungo tempo all’ufficio di vescovo. Fin dai primi secoli i cristiani sigillavano con anelli sigillari recanti emblemi cristiani; Clemente Alessandrino, scrivendo intorno al 200 d.C., consigliava ai credenti che i loro sigilli recassero «una colomba, o un pesce, o una nave che corre col vento in poppa, o una lira musicale … o un’àncora di nave».1 Entro il XII secolo era ormai consuetudine stabilita dei vescovi, in tutta la Chiesa, portare un sigillo proprio.2 Un tale sigillo mostra per immagini le cose più importanti per il vescovo, e gliele richiama alla mente per tutto il corso del suo ministero.
Così è per questo sigillo. Ciascun elemento che vi figura ha per il Vescovo un significato personale nella sua propria chiamata a Cristo. Dietro di esso vi è una storia; quella storia non è narrata qui, ma è nota al Vescovo ed è sua propria. Il significato di ciascun elemento è esposto qui di seguito, con le Scritture su cui esso si fonda.
La croce d’oro
Al centro del sigillo sta la croce di Gesù Cristo. Fu lì che egli trionfò sulla morte e conquistò la vita eterna per tutti coloro che credono in lui. Con la sua passione, crocifissione, morte e risurrezione, egli pagò il debito del peccato dovuto a Dio fin dalla caduta dell’uomo nel giardino d’Eden.
«Perciò, siccome per mezzo d’un sol uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato v’è entrata la morte, e in questo modo la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato…»Romani 5:12
«Egli, che ha portato egli stesso i nostri peccati nel suo corpo, sul legno, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le cui lividure siete stati sanati.»1 Pietro 2:24
La croce è il segno di quella vittoria. Su di essa Cristo cancellò «l’atto accusatore scritto in precetti, il quale ci era contrario; … inchiodandolo sulla croce; e avendo spogliato i principati e le potestà ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce» (Colossesi 2:14–15). La promessa della croce è la vita senza fine: «Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna» (Giovanni 3:16).
La croce proclama inoltre che coloro che credono in lui hanno già conseguito quella vittoria:
«O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo dardo? … Ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo.»1 Corinzi 15:55, 57
Essi regneranno con lui in eterno nel suo regno: «se abbiam costanza nella prova, con lui altresì regneremo» (2 Timoteo 2:12), ed «essi regneranno nei secoli dei secoli» (Apocalisse 22:5).
La croce è d’oro per mostrare che essa purifica il cristiano. Il sangue di Gesù è come un fuoco che affina: «il sangue di Gesù, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato» (1 Giovanni 1:7). Come l’oro è purificato nel fuoco, così il cristiano è purificato da ogni peccato. Del Signore è scritto che «egli è come un fuoco d’affinatore, … Egli si sederà, affinando e purificando l’argento; e purificherà i figliuoli di Levi, e li depurerà come si fa dell’oro e dell’argento» (Malachia 3:2–3).
Talvolta i cristiani affrontano prove e tribolazioni. Queste vanno considerate come oro provato nel fuoco, affinché coloro che restano fedeli alla croce abbiano la vita eterna:
«Nel che voi esultate, sebbene ora, per un po’ di tempo, se così bisogna, siate afflitti da svariate prove, affinché la prova della vostra fede, molto più preziosa dell’oro che perisce, eppure è provato col fuoco, risulti a vostra lode, gloria ed onore alla rivelazione di Gesù Cristo.»1 Pietro 1:6–7
«Ma la via ch’io batto ei la sa; se mi mettesse alla prova, ne uscirei come l’oro.»Giobbe 23:10
Il Signore stesso consiglia: «Io ti consiglio di comprare da me dell’oro affinato col fuoco, affinché tu arricchisca» (Apocalisse 3:18). Ai fedeli egli promette: «Sii fedele fino alla morte, e io ti darò la corona della vita» (Apocalisse 2:10).
I raggi di luce
I raggi di luce che risplendono da dietro la croce significano che la croce è la luce del mondo. Il Signore disse: «Io son la luce del mondo; chi mi seguita non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Giovanni 8:12).
I raggi significano inoltre che coloro che seguono Cristo sono figli della luce. «Mentre avete la luce, credete nella luce, affinché diventiate figliuoli di luce» (Giovanni 12:36). «Voi tutti siete figliuoli di luce e figliuoli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre» (1 Tessalonicesi 5:5). «Perché già eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Conducetevi come figliuoli di luce» (Efesini 5:8).
I cristiani devono essere una lampada per il mondo, ciascuno un raggio di quella luce:
«Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra un monte non può rimaner nascosta; e non si accende una lampada per metterla sotto il moggio; anzi la si mette sul candeliere ed ella fa lume a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce nel cospetto degli uomini, affinché veggano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è ne’ cieli.»Matteo 5:14–16
Essi lo fanno accogliendo la presenza dello Spirito Santo e lasciando che lo Spirito che è in loro risplenda attraverso la loro vita. La luce della verità risplende allora dalla loro vita, e quella vita diventa un sacrificio vivente: «Io vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio; il che è il vostro culto spirituale» (Romani 12:1). Allora gli altri possono guardare ai cristiani e vedere che sono diversi, «irreprensibili e schietti, figliuoli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale voi risplendete come luminari nel mondo» (Filippesi 2:15). I cristiani sono la luce del mondo perché seguono la Luce del mondo, proprio l’uomo Gesù, che è il Cristo.
La Sacra Bibbia
La Sacra Bibbia è la regola e la guida della fede, la parola inerrante di Dio:
«Ogni scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona.»2 Timoteo 3:16–17
Essa è data al cristiano perché se ne serva come di una spada, «la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio» (Efesini 6:17):
«Perché la parola di Dio è vivente ed efficace, e più affilata di qualunque spada a due tagli, e penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolle; e giudica i sentimenti ed i pensieri del cuore.»Ebrei 4:12
Così la brandì il Signore stesso. Quando Gesù fu condotto nel deserto «per esser tentato dal diavolo», egli rispose a ogni tentazione con la parola scritta:
- «Sta scritto: Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma d’ogni parola che procede dalla bocca di Dio.» (Matteo 4:4)
- «Egli è altresì scritto: Non tentare il Signore Iddio tuo.» (Matteo 4:7)
- «Va’, Satana, poiché sta scritto: Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto.» (Matteo 4:10)
Allora il diavolo lo lasciò (Matteo 4:11).
La Sacra Bibbia è la norma secondo la quale il cristiano vive la propria vita: «La tua parola è una lampada al mio piè ed una luce sul mio sentiero» (Salmo 119:105); «la tua parola è verità» (Giovanni 17:17). Essa sussiste in eterno: «In perpetuo, o Eterno, la tua parola è stabile nei cieli» (Salmo 119:89); «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» (Matteo 24:35).
Essa attesta per sempre in qual modo il credente possa ottenere la vita eterna: «Ma queste cose sono scritte, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figliuol di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome» (Giovanni 20:31). Ed essa glorifica Dio e il suo unigenito Figlio, il Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo: «Voi investigate le Scritture, perché pensate aver per mezzo d’esse vita eterna, ed esse son quelle che rendon testimonianza di me» (Giovanni 5:39).
I fulmini
I fasci di luce che escono dalla Sacra Bibbia e si avvolgono intorno al dragone e al mondo sono fulmini. Essi procedono dalla parola di Dio e feriscono il dragone. La parola di Dio è la forza più potente dell’universo: «La mia parola non è essa come il fuoco? dice l’Eterno; e come un martello che spezza il sasso?» (Geremia 23:29). Le Scritture parlano dei fulmini del Signore che escono contro i suoi nemici: «lanciò folgori in gran numero e li mise in rotta» (Salmo 18:14); «Fa’ guizzare il lampo e disperdi i miei nemici. Lancia le tue saette, e mettili in rotta» (Salmo 144:6).
Quando il cristiano pronunzia la parola di Dio, essa è dolorosa per il nemico e lo colpisce come un fulmine. Quando i Settanta tornarono rallegrandosi che «anche i demoni ci sono sottoposti nel tuo nome», il Signore rispose:
«Io mirava Satana cader dal cielo a guisa di folgore. Ecco, io v’ho dato la potestà di calcar serpenti e scorpioni, e tutta la potenza del nemico; e nulla potrà farvi del male.»Luca 10:18–19
Il fulmine colpisce il dragone stesso, «il serpente antico, che è chiamato Diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo» (Apocalisse 12:9), e colpisce coloro che lo seguono. Colpisce nel regno spirituale, «poiché il combattimento nostro non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono ne’ luoghi celesti» (Efesini 6:12), e in tutto il mondo dove egli opera. Così i santi «l’hanno vinto a cagion del sangue dell’Agnello e a cagion della parola della loro testimonianza» (Apocalisse 12:11), e così a ogni credente è promesso: «resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi» (Giacomo 4:7).
Il dragone
Il dragone simboleggia Satana, che la Scrittura chiama spesso il dragone: «Ed egli afferrò il dragone, il serpente antico, che è il Diavolo e Satana» (Apocalisse 20:2).
Esso è avvolto intorno al mondo perché la Scrittura attesta che egli è il dio di questo mondo: «per gl’increduli, dei quali l’iddio di questo secolo ha accecato le menti, affinché la luce dell’evangelo della gloria di Cristo, che è l’immagine di Dio, non risplenda loro» (2 Corinzi 4:4). Il Signore lo chiamò «il principe di questo mondo» (Giovanni 12:31), e l’apostolo Giovanni scrisse che «tutto il mondo giace nel maligno» (1 Giovanni 5:19). Egli tiene in suo potere questo mondo caduto molto più di quanto il cristiano sappia o comprenda. Fin dalla caduta nel giardino d’Eden, il suo influsso malvagio è giunto in tutto ciò che il cristiano incontra giorno dopo giorno. Egli è «il principe della potestà dell’aria, di quello spirito che opera al presente negli uomini ribelli» (Efesini 2:2), e «il vostro avversario, il diavolo, va attorno a guisa di leon ruggente cercando chi possa divorare» (1 Pietro 5:8).
Il dragone si erge verso la croce per mostrare l’aperta sfida del diavolo alla parola di Dio. Esso mostra il suo rifiuto di Dio, del suo Cristo e di ogni cosa santa, e il suo chiaro intento di opporsi a tutto ciò che Dio ha messo in moto fin dal principio dei tempi. Soprattutto, mostra il suo intento di distruggere il genere umano, fatto a immagine e somiglianza di Dio: «E Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina» (Genesi 1:27). Di lui il Signore disse: «Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui» (Giovanni 8:44). «E il dragone si adirò contro la donna e andò a far guerra col rimanente della progenie d’essa, che serba i comandamenti di Dio e ritiene la testimonianza di Gesù» (Apocalisse 12:17).
Egli persevera in quella sfida, con la sua schiera apostata e con gli uomini malvagi del mondo che lo seguono, fino a quando sarà gettato nello stagno di fuoco, insieme con tutti i suoi seguaci, come attesta il libro dell’Apocalisse:
«E il diavolo che le avea sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saran tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli.»Apocalisse 20:10
«Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato pel diavolo e per i suoi angeli!»Matteo 25:41
Il globo
Il globo ha un significato proprio, distinto dal dragone che vi è avvolto intorno. Esso è la terra, creazione di Dio. Quando Dio ebbe compiuto la sua opera, «Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono» (Genesi 1:31).
La terra fu data all’uomo per mandato divino:
«E Dio li benedisse; e Dio disse loro: “Crescete e moltiplicate e riempite la terra, e rendetevela soggetta, e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra”.»Genesi 1:28
«I cieli sono i cieli dell’Eterno, ma la terra l’ha data ai figliuoli degli uomini.»Salmo 115:16
L’uomo perse quel dominio quando disubbidì a Dio nel giardino d’Eden e mangiò del frutto proibito: «il suolo sarà maledetto per causa tua» (Genesi 3:17).
Cristo comanda ai suoi seguaci di ubbidirgli: «Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti» (Giovanni 14:15). Egli mandò i suoi apostoli a tutte le nazioni:
«Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro d’osservar tutte quante le cose che v’ho comandate.»Matteo 28:19–20
Li mandò affinché questo mondo fosse redento e ristabilito nel giusto rapporto con Dio, e l’uomo esercitasse il dominio sulla terra come Dio aveva inteso in principio. Poiché «la creazione stessa sarà anch’ella liberata dalla servitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figliuoli di Dio» (Romani 8:21).
Il Padre nostro ne parla: «Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta nel cielo» (Matteo 6:10). In queste parole Gesù stesso dichiara che Dio vuole la terra restaurata nell’ordine che egli aveva inteso in principio. La sua restaurazione significa che il diavolo, Satana, è stato sconfitto dalla parola di Dio e dal sacrificio del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo. Allora «il regno del mondo è venuto ad essere del Signor nostro e del suo Cristo; ed egli regnerà ne’ secoli dei secoli» (Apocalisse 11:15). Dei redenti è scritto: «e regneranno sulla terra» (Apocalisse 5:10).
Questo simbolo sul sigillo ricorda a ogni cristiano il dovere di rendere manifesto il regno di Dio sulla terra. Gesù predicava: «Ravvedetevi, perché il regno de’ cieli è vicino» (Matteo 4:17), e mandò i suoi discepoli a dire: «Il regno di Dio s’è avvicinato a voi» (Luca 10:9). Dove è presente Gesù, là è presente il regno. Così sarà nel giorno del suo trionfo sul dragone, quando l’uomo eserciterà di nuovo il dominio sulla terra come Dio aveva inteso in principio.
Le nubi di tempesta e le acque impetuose
Le nubi di tempesta rappresentano il vento, che qui è lo Spirito Santo. Il Signore stesso paragonò lo Spirito al vento: «Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né d’onde viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito» (Giovanni 3:8). A Pentecoste lo Spirito venne «come di vento impetuoso che soffia» (Atti 2:2). In principio «lo spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque» (Genesi 1:2).
Quando il cristiano si serve della parola di Dio e il fulmine colpisce il serpente e i suoi seguaci nello spirito, lo Spirito Santo si muove come un vento santo e una tempesta. Quel movimento scuote le acque stesse della terra, poiché «la voce dell’Eterno è sulle acque; l’Iddio di gloria tuona; l’Eterno è sulle grandi acque» (Salmo 29:3). La terra intera è toccata dalla fede del credente nella parola di Dio e dall’uso che egli ne fa come di una spada. Quando essa è usata rettamente, lo Spirito Santo si muove in gloria, potenza e dominio. Così fu per la Chiesa primitiva: «E dopo ch’ebbero pregato, il luogo dov’erano raunati tremò; e furon tutti ripieni dello Spirito Santo, e annunziavano la parola di Dio con franchezza» (Atti 4:31).
Le nubi di tempesta e le acque impetuose rispondono al cristiano: al suo uso della parola di Dio e al suo invocare lo Spirito Santo nella fede in Gesù Cristo, Signore e Salvatore nostro. Il Signore stesso «sgridò il vento e disse al mare: Taci, calmati! E il vento cessò, e si fece gran bonaccia», e i suoi discepoli domandarono: «Chi è dunque costui, che anche il vento ed il mare gli obbediscono?» (Marco 4:39, 41). Egli promise la stessa autorità a coloro che credono:
«In verità io vi dico che chi dirà a questo monte: Togliti di là e gettati nel mare, se non dubita in cuor suo, ma crede che quel che dice avverrà, gli sarà fatto.»Marco 11:23
Così, benché si dica che il mondo giace sotto il dominio del diavolo, la parola di Dio trionfa. Essa dà al cristiano autorità su ciò che l’uomo cedette a Satana nella caduta nel giardino d’Eden. Per mezzo della parola di Dio, del sangue prezioso e del sacrificio di Gesù Cristo, e per la sua autorità, il credente è ristabilito nel posto che gli spetta. Quando egli pronunzia la divina parola della Scrittura, la terra stessa risponde, e lo Spirito Santo è il mezzo di quella risposta. Lo Spirito dà potenza alla preghiera del cristiano: «lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili» (Romani 8:26). Lo Spirito dà potenza anche ai suoi comandi nello Spirito, perfino su ciò che era stato perduto, tanto grande è la gloria di Gesù Cristo, Signore e Salvatore nostro: «Se chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò» (Giovanni 14:14).
La Scrittura riporta le parole stesse del Signore: «Ogni potestà m’è stata data in cielo e sulla terra» (Matteo 28:18). Coloro che credono in Cristo hanno accesso a quella potenza mediante il prezioso sangue dell’Agnello e mediante la loro fede in lui.
I colori: il campo azzurro e la bordura d’oro
Il campo azzurro è il cielo. Fin dal principio l’uomo ha levato lo sguardo al cielo parlando a Dio: «A te io alzo gli occhi miei o tu che siedi nei cieli!» (Salmo 123:1). Il Signore insegnò ai suoi discepoli a pregare: «Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome» (Matteo 6:9).
L’azzurro rappresenta i luoghi celesti nei quali il cristiano entra nella preghiera e nella supplicazione. È il luogo del trono di Dio: «Così parla l’Eterno: Il cielo è il mio trono, e la terra è lo sgabello de’ miei piedi» (Isaia 66:1). Quel trono è invisibile e inconoscibile per il cristiano, eppure egli vi volge lo sguardo nella fede per mezzo di Cristo Gesù, «poiché camminiamo per fede e non per visione» (2 Corinzi 5:7). Egli si accosta «con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per esser soccorsi al momento opportuno» (Ebrei 4:16).
«Le cose occulte appartengono all’Eterno, al nostro Dio, ma le cose rivelate sono per noi e per i nostri figliuoli, in perpetuo» (Deuteronomio 29:29). All’uomo è data conoscenza sufficiente per assicurarsi la salvezza. Essa viene per mezzo della parola scritta della Sacra Bibbia, gli «Scritti sacri, i quali possono renderti savio a salute mediante la fede che è in Cristo Gesù» (2 Timoteo 3:15). Viene anche per mezzo dell’istruzione, dell’insegnamento e dell’esempio del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo.
Quando il cristiano eleva il suo cuore nella preghiera, esso sale in cielo, nell’azzurro che rappresenta i luoghi celesti: «Eleviamo insiem con le mani, i nostri cuori a Dio ne’ cieli!» (Lamentazioni 3:41). «La mia preghiera stia nel tuo cospetto come l’incenso, l’elevazione delle mie mani come il sacrifizio della sera» (Salmo 141:2). «E il fumo dei profumi, unendosi alle preghiere dei santi, salì dalla mano dell’angelo al cospetto di Dio» (Apocalisse 8:4).
La bordura d’oro parla della purificazione del cristiano, come esposto sopra a proposito della croce d’oro. La fede in Gesù Cristo e nella potenza del suo sangue è un fuoco che affina la persona, come l’oro è affinato nel fuoco. «E metterò quel terzo nel fuoco e lo affinerò come si affina l’argento, lo proverò come si prova l’oro; essi invocheranno il mio nome e io li esaudirò» (Zaccaria 13:9). Qui l’oro rappresenta il cristiano affinato, che crede pienamente e confida in Gesù Cristo, «RE DEI RE, SIGNOR DEI SIGNORI» (Apocalisse 19:16).
L’iscrizione
Lungo la bordura corre l’iscrizione «GARLAND F. BYERS, JR. ✠ EPISCOPUS». Il nome contrassegna il sigillo come proprio del Vescovo. Episcopus è la parola latina per «vescovo». Deriva dal greco episkopos, «sorvegliante», la parola che San Paolo usò quando diede il suo incarico agli anziani di Efeso:
«Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, la quale egli ha acquistata col proprio sangue.»Atti 20:28
Insieme, il nome e il titolo significano che il Vescovo prende parte alla guerra spirituale che si combatte ogni giorno: «Infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti nel cospetto di Dio a distruggere le fortezze» (2 Corinzi 10:4). Egli è membro del governo di Dio, consacrato all’ufficio di vescovo, e incaricato di proclamare la vera dottrina e di non restare in silenzio. «Poiché il vescovo bisogna che sia irreprensibile, come economo di Dio; … attaccato alla fedel Parola quale gli è stata insegnata, onde sia capace d’esortare nella sana dottrina e di convincere i contradittori» (Tito 1:7, 9).
Restare in silenzio sarebbe contato come peccato: «Colui dunque che sa fare il bene, e non lo fa, commette peccato» (Giacomo 4:17). Il Signore ammonì la sentinella che vede venire la spada e non suona la tromba: «io domanderò contro del suo sangue alla sentinella» (Ezechiele 33:6). San Paolo disse: «guai a me, se non evangelizzo!» (1 Corinzi 9:16).
L’iscrizione richiama la parabola dei talenti (Matteo 25:14–30). Un signore, prima di partire per un viaggio, affidò i suoi beni ai suoi servitori, e due di loro li trafficarono e raddoppiarono quanto avevano ricevuto. A ciascuno dei due il signore disse: «Va bene, buono e fedel servitore; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore» (Matteo 25:21). Il terzo nascose il suo talento sotterra, e il signore gli rispose: «Servo malvagio ed infingardo» (Matteo 25:26). La parabola ricorda al Vescovo il suo solenne obbligo:
- di annunziare il Vangelo di Gesù Cristo così come egli lo comprende;
- di sostenere ciò che è giusto e retto al cospetto di Dio; e
- di essere un buono e fedele servitore del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo.
Il Vescovo non sa perché sia stato chiamato. Sa soltanto di essere stato chiamato, e questo solo fatto lo investe di autorità e di responsabilità. «Non siete voi che avete scelto me, ma son io che ho scelto voi, e v’ho costituiti perché andiate, e portiate frutto, e il vostro frutto sia permanente» (Giovanni 15:16). «Perché i doni e la vocazione di Dio sono senza pentimento» (Romani 11:29). A coloro ai quali molto è dato, molto è chiesto: «E a chi molto è stato dato, molto sarà ridomandato» (Luca 12:48).
Le piccole croci poste accanto al nome del Vescovo e alla parola Episcopus significano che egli è un vescovo della croce, un vescovo nella Chiesa del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo. Esse mostrano in quale relazione stiano con Cristo tanto il suo nome quanto il suo ufficio. «Non sia mai ch’io mi glori d’altro che della croce del Signor nostro Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso, e io sono stato crocifisso per il mondo» (Galati 6:14). Il Vescovo deve fedeltà a Cristo, e a Dio, al di sopra di ogni cosa. Le croci rappresentano quell’ubbidienza, che è dovuta a Dio soltanto:
«Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi seguiti.»Luca 9:23
«Niuno può servire a due padroni.»Matteo 6:24
«Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini.»Atti 5:29
Il motto
Il motto Euntes in Mundum Universum, «Andando per tutto il mondo», è posto nell’oro del sigillo. È posto nell’oro perché il Vescovo, debitamente consacrato, è stato affinato dal fuoco dello Spirito Santo e ha ricevuto l’Ordine sacro. Quell’Ordine lo investe ora di una responsabilità di propagare il Vangelo assai più grave di quella che portava prima. Quel fuoco si riaccende a ogni atto sacramentale che egli compie. Come San Paolo scrisse a Timoteo: «ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per la imposizione delle mie mani» (2 Timoteo 1:6).
Queste parole sono il mandato degli apostoli e dei loro successori, i vescovi. Sono il comando stesso di Cristo:
«Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura.»Marco 16:15
La parola di Dio e il Vangelo di Gesù Cristo devono essere predicati e resi accessibili a tutte le nazioni del mondo: «E questo evangelo del Regno sarà predicato per tutto il mondo, onde ne sia resa testimonianza a tutte le genti» (Matteo 24:14). Per questo il Vescovo porta il titolo di Vescovo per le Nazioni. Il mandato di Cristo in Marco 16:15 richiede che chiunque è chiamato al suo servizio vada per tutto il mondo e predichi il Vangelo ad ogni creatura.
Nelle età passate ciò significava essere fisicamente presenti: viaggiare, uscire e diffondere la parola di Dio. Nell’età presente significa anche, per il Vescovo, scrivere e pubblicare la parola di Dio e la vera dottrina, e renderla accessibile sul World Wide Web, perché tutte le nazioni la leggano, se così scelgono. «Scrivi la visione, incidila su delle tavole, perché si possa leggere speditamente» (Abacuc 2:2). «Come udiranno, se non v’è chi predichi?» (Romani 10:14).
Accogliere la parola di Dio e Gesù Cristo è una scelta personale, e non deve essere imposta a nessuno. «Scegliete oggi a chi volete servire» (Giosuè 24:15). «Chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita» (Apocalisse 22:17). Il Signore dice: «Chi è ingiusto sia ingiusto ancora; chi è contaminato si contamini ancora; e chi è giusto pratichi ancora la giustizia e chi è santo si santifichi ancora» (Apocalisse 22:11).
È opera e funzione del Vescovo esporre la parola di Dio e il Vangelo di Gesù Cristo davanti ai credenti come ai non credenti. Per il credente, la fede può essere riaccesa, rafforzata e resa più salda, come il Signore incaricò Pietro: «quando sarai convertito, conferma i tuoi fratelli» (Luca 22:32). Per il non credente, ciò può condurlo alla fede in Gesù Cristo, il Signore e Re, «così la fede vien dall’udire e l’udire si ha per mezzo della parola di Cristo» (Romani 10:17).
Note
1Clemente Alessandrino, Il Pedagogo (Paidagogos), libro 3, cap. 11.
2Encyclopædia Britannica, s.v. «sigillography».

Euntes in Mundum Universum: «Andate per tutto il mondo» (Marco 16:15, Riveduta 1927).